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MIUR: le statistiche dell’università italiana nell’anno accademico 2009-2010
 


È stata pubblicata dal MIUR l'indagine statistica annuale Università in cifre 2009/10. In essa si delinea l'evoluzione delle principali attività del sistema universitario nei suoi diversi punti di vista: fonti ed entità del finanziamento; diritto allo studio; reclutamento e consistenza del personale docente e amministrativo; ricerca scientifica e offerta formativa.

La spesa per l'istruzione universitaria nel 2008 è stata di 19.542 milioni di euro (+7% rispetto all'anno precedente e +4% rispetto al 1999); nell'ultimo decennio si è approfondito il divario tra la quota di finanziamento proveniente dal settore pubblico e quella di fonte privata, diminuita del 18%.

Il costo medio per studente (poco più di €7.200) è stato inferiore - a parità di potere di acquisto - alla media Eurostat. In relazione al rapporto tra spesa per studente e PIL, l'Italia assume un valore (28%) ben al di sotto della media UE (39%). È aumentata la contribuzione studentesca (+20% tra il 2005 e il 2009 negli Atenei statali) e più significativamente (+41%) nelle Università non statali ove tale voce rappresenta un quarto delle entrate complessive. La distribuzione del carico per tasse e contributi, commisurata alle condizioni economiche individuali e alla tipologia del corso di studio prescelto, appare disomogenea sia per tipologia d'istituzione formativa (in media €910 nelle Università statali e €3.591 in quelle non statali) sia per area geografica (più alta nelle Regioni del Nord e soprattutto nel Veneto con una media di 1.381 euro, in Lombardia e in Emilia e Romagna) mentre Puglia e Calabria (media €550) figurano come le più economiche. Piuttosto stazionaria è apparsa l'entità destinata al diritto allo studio: interventi in calo dell'1% in valori assoluti e in termini pro capite (€506 rispetto a €514 dell'anno precedente). Circa il 22% degli studenti complessivamente iscritti ha usufruito di qualche tipologia di aiuto; il 13% in media ha beneficiato di una borsa di studio pari a €2.821.

L'elemento territoriale influenza peraltro anche la distribuzione della spesa per la ricerca scientifica universitaria (in valori assoluti €6.098 milioni con un aumento di €603 milioni rispetto all'anno precedente), tenuto conto che poco meno della metà (46%) del totale si concentra in sole quattro regioni: Lombardia (12,8% del totale), Lazio (12,6%), Campania e Toscana (10,1%).

È diminuito del 10%, rispetto ai valori dello scorso decennio, il tasso dei diplomati intenzionati alla prosecuzione degli studi, ma che sono risultati meno propensi agli abbandoni precoci. È aumentata anche la quota dei laureati in età inferiore ai 25 anni. Costantemente in crescita la componente femminile: nella componente studentesca (60% del totale) e nel corpo docente (+36% in dieci anni). Ridotta l'offerta formativa a seguito della politica volta a contenere la proliferazione dei corsi (228 in meno rispetto all'anno accademico 2008-2009, pari ad una diminuzione del 4%), è diminuita la consistenza dei docenti di ruolo (-8% rispetto al 2008 ma + 11% rispetto al 2000), anche se nell'ultimo triennio è aumentata di due punti l'incidenza della relativa spesa. Non a caso sia la forte dipendenza delle Università statali dal finanziamento ordinario che la rigidità della struttura di tali costi fissi rappresentano due degli indicatori, che fanno collocare il nostro Paese nella fascia medio bassa di autonomia universitaria, rilevata dal recente studio dell'EUA University Autonomy in Europe II.



Maria Luisa Marino

(6 dicembre 2011)

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