Rivista Universitaswww.rivistauniversitas.it5it-itRSS Generated by Antidote<![CDATA[Nuovi studenti, nuovi bisogni: un convegno sulla dimensione sociale nelle università]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=248020/02/2012Nell'ambito della Campagna di informazione sul Processo di Bologna, i Bologna expert italiani organizzano un Seminario nazionale su "La dimensione sociale nelle Università in Europa e in Italia:  quali risposte alle nuove domande degli studenti?" che si terrà a Roma presso la Sala Conferenze del MIUR, il 29 Marzo 2012.


Partendo dall'analisi dei cambiamenti nella composizione della popolazione studentesca determinatisi nell'ultimo decennio con l'attuazione della riforma dell'offerta formativa prevista dal Processo di Bologna, il Seminario porrà l'attenzione sui bisogni e sulle domande espresse dagli studenti "tradizionali" e dai "nuovi studenti".


Tale analisi sarà condotta a partire dai risultati dell'Indagine Eurostudent in Italia e in Europa, e si concentrerà sui tre macro-temi della didattica, della mobilità internazionale e dei servizi per gli studenti.


Utilizzando il metodo dei gruppi di lavoro, il Seminario si pone l'obiettivo di mettere a fuoco le domande che arrivano dagli studenti e le sfide che essi lanciano alle università, al sistema del Diritto allo Studio Universitario e agli altri attori che operano nel settore dell'istruzione superiore, individuando buone pratiche di risposta e formulando raccomandazioni che aiutino a definire politiche e strumenti di intervento.

 

Per maggiori informazioni e per iscrizioni:
http://www.processodibologna.it/content/index.php?action=read_cnt&id_cnt=6706

La Redazione
(febbraio 2012)

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<![CDATA[Auguri ERASMUS! Da 25 anni cambia le vite e apre le menti ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=247515/02/2012Il 30 e 31 gennaio 2012 sono iniziate a Bruxelles le manifestazioni per celebrare i 25 anni del programma Erasmus, il programma comunitario più innovativo e longevo, capace di valorizzare il ruolo della mobilità dei giovani universitari nel processo di integrazione europea.

Sin dagli inizi, l'Italia ha occupato una posizione di prestigio sia nell'interscambio studentesco che nella promozione dell'iniziativa stessa. La prima Risoluzione, trasformatasi poi nella Decisione fondante del 1987 (87/327/CEE), fu adottata nel 1985 - a fine semestre di Presidenza italiana - dal Consiglio Europeo di Milano, in accoglimento delle proposte formulate dal Comitato "Europa dei cittadini". Il Programma, preceduto dalle azioni dei cosiddetti "Programmi comuni di studio", ha avuto il merito di far riguadagnare terreno alla politica educativa, trascurata dai padri fondatori della Comunità europea costretti, dalle difficoltà economiche del secondo dopoguerra, a privilegiare la libera circolazione di merci, capitali e servizi.

La crescente importanza di Erasmus è derivata dalla quantità degli interscambi universitari, dal modello di cooperazione accademica diffuso, dal confronto tra i differenti sistemi nazionali di istruzione superiore e, soprattutto, dal prezioso bagaglio di conoscenze, acquisizioni linguistiche ed esperienza di vita, conseguite dai borsisti e utilizzabili per un inserimento professionale a più vasto raggio.

Dall'iniziale totale di 3.244 studenti, che nel 1987 si distribuirono negli 11 Stati comunitari aderenti inizialmente al programma, si è passati nell'A. A. 2009/10 a un totale di 213.266 unità nei 33 Paesi odierni[1] e a oltre 2 milioni nell'intero periodo. (Vedi le statistiche complete)

I raffronti internazionali di Eurostat evidenziano che sin dall'avvio l'Italia ha occupato saldamente le prime posizioni tra i Paesi esportatori (con 21.039 studenti italiani in partenza è quantitativamente preceduta nel 2009/10 solo da Francia, Germania e Spagna), e per l'ospitalità (con 18.137 universitari europei accolti si colloca al 5° posto nel 2009/10, dopo Spagna, Francia, Regno Unito e Germania). In Italia l'offerta formativa Erasmus è ampiamente diffusa e la partecipazione studentesca sta crescendo (+8,4%) a ritmi superiori alla media europea (+7,4%). Le nostre strutture universitarie rivelatesi finora più attive sono collocate prevalentemente nell'area Centro-Nord del Paese (Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Sapienza Università di Roma e Università di Padova le principali); un po' più defilate quelle del Meridione e delle Isole.

Oltre agli studenti, nel lungo periodo, hanno potuto usufruire del programma anche più di 250.000 docenti e personale amministrativo universitario, che hanno spesso rappresentato il primo punto di contatto per gli ulteriori sviluppi. Dal 2007 Erasmus sostiene anche i collocamenti lavorativi presso le imprese all'estero: oltre 150.000 le borse erogate in proposito. Il Programma potrebbe ulteriormente crescere: dal 2014 Erasmus For All dovrebbe rimpiazzare, raggruppandole, le altre Azioni già attive in campo educativo (Leonardo da Vinci, Comenius, Grundtvig, Youth on Move, Erasmus Mundus, Tempus, Alfa ed Edulink) per consentire ad un numero raddoppiato di giovani (5 milioni, dei quali 2,2 milioni gli studenti universitari) di effettuare la propria formazione in altri Paesi europei.

Agli eventi celebrativi iniziali di Bruxelles faranno seguito eventi nazionali nei 33 Paesi coinvolti nell'iniziativa. In Italia sono previste una Conferenza presso l'Istituto Universitario Europeo di Firenze su Erasmus come investimento sul capitale umano (maggio) e un incontro al MACRO di Roma, che focalizzerà i cambiamenti del sistema universitario negli ultimi venti anni (giugno). Alle celebrazioni ufficiali, che saranno organizzate il prossimo 9 maggio a Copenaghen, porteranno la loro concreta testimonianza anche 66 "Ambasciatori di Erasmus", uno studente e un membro dello "staff" universitario per ognuno dei 33 Paesi, scelti sulla base dell'impatto operato sulle loro vite private e professionali dall'esperienza di studio oltre i confini nazionali.

Per saperne di più, clicca qui.

 

Maria Luisa Marino
(febbraio 2012)
 



[1] I 27 Paesi UE più Croazia, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Turchia.

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<![CDATA[Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore: scheda di presentazione dei Bologna Experts italiani]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=247008/02/2012Sul sito italiano del Processo di Bologna, curato dai Bologna Experts italiani, è stata inserita una breve scheda di presentazione del movimento di riforme iniziato nel 1999 e che ha visto la nascita ufficiale dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore (EHEA - European Higher Education Area) nel marzo del 2010. 

Elaborata sulla base di un documento elaborato a fini divulgativi dal BFUG - Bologna Follow up Group, la scheda, scaricabile anche in pdf, viene definita da Maria Sticchi Damiani, coordinatrice dei Bologna Experts ed ECTS Counsellor, come presentazione generale del processo, inserita all'interno del sito a fini divulgativi.

Nella scheda si riassumono in poche righe l'origine del processo, dalla firma della Dichiarazione di Bologna del giugno 1999 fino alla firma dell'accordo intergovernativo di collaborazione nell'ultima conferenza interministeriale, svoltasi a Budapest e Vienna. A seguire, gli obiettivi e le riforme strutturali che nel corso degli anni sono state portate avanti dai paesi che hanno sottoscritto la Dichiarazione. Nella scheda è presente anche l'elenco delle conferenze interministeriali che si sono succedute nel corso degli anni e che vedono in Bucarest, Romania (26-27 aprile 2012) la prossima tappa.

Quali paesi possono entrare nell'EHEA? "Tutti i paesi che hanno sottoscritto la European Cultural Convention possono candidarsi a entrare nello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore se si impegnano a perseguire e realizzare gli obiettivi  del Processo di Bologna nel loro sistema di istruzione superiore", questa è una delle informazioni contenute nella scheda. Vengono infine elencati i paesi già firmatari della Dichiarazione di Bologna e membri del Processo, suddivisi a seconda dell'anno di sottoscrizione. L'ultimo paese ad essere ammesso è stato il Kazakistan nel 2010, per un totale di 47 paesi. La Commissione europea è membro a pieno titolo.

Ci sono poi otto membri consultivi: Business Europe; CoE - Consiglio d'Europa; EI - Education International; ENQA - Associazione europea per l'assicurazione della qualità nell'istruzione superiore; ESU - European Students' Union; EUA - European Universities Association; EURASHE - Associazione europea delle istituzioni di istruzione superiore; l'UNESCO.

Per maggiori informazioni, clicca qui.

 

Danilo Gentilozzi
(febbraio 2012)
 

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<![CDATA[L’Europa e i paesi del Mediterraneo nelle parole del presidente Napolitano]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=213128/02/2011Alla vigilia degli avvenimenti che stanno sconvolgendo i paesi del Magreb Universitas ha dedicato il numero dello scorso dicembre alla "Cooperazione in Medio Oriente e Nord Africa". Riteniamo di grande interesse riportare il pensiero del Presidente Giorgio Napolitano, intervistato dal giornalista tedesco Thomas Schmid in occasione della visita di stato a Berlino.
 

L'Europa, ora, che cosa può fare?

«Dobbiamo beninteso rispettare l'autonomia di questi Paesi. Devono decidere loro stessi quale strada prendere. Non possiamo comunque che sostenere un processo di transizione ordinata che porti a elezioni democratiche. E dobbiamo sforzarci di avviare una forte politica euro-mediterranea, nello spirito del processo di Barcellona».

... che non è però poi granché. L'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy, certamente un'ottima idea, finora è risaltata solo per la sua inerzia.

  «Effettivamente non è andata molto lontano, ora ha bisogno di un rilancio».

La causa della debolezza è dovuta al fatto che l'Unione Europea consideri meno importante il Mediterraneo?

«Sarebbe un grave errore ritenerlo insignificante. In effetti, vediamo proprio adesso quali sono le realtà e i fermenti che in esso si muovono. Con l'allargamento a Est, l'Unione Europea è diventata certamente più lontana dal Sud. Ma non vi deve essere alcuna contraddizione fra la dimensione nordica e orientale dell'Europa e quella mediterranea. Entrambe sono elementi di una comune politica estera dell'Europa. Ce ne dobbiamo rendere nuovamente conto. E non si dovrebbe dimenticare che il Mediterraneo rimarrà una cerniera importantissima per i rapporti dell'Occidente con le nuove potenze emergenti in Asia e in Sudamerica. Il Mediterraneo non è un'area politica di importanza minore. E l'Unione Europea può essere un riferimento essenziale per il futuro sviluppo nell'Africa settentrionale».

L'Europa ha la forza per diventare un global player come gli Stati Uniti o anche come la Cina?

«Qui la mia risposta è chiarissima. O l'Europa diventerà un global player - o cade nell'irrilevanza. Non esiste un qualsiasi Paese europeo che, da solo, possa assumere, in futuro, un ruolo sulla scena della politica globale. Abbiamo da un lato potenze emergenti come il Brasile, l'India e la Cina, e dall'altro grandi protagonisti storici come gli Usa. Solo se noi europei parliamo con una sola voce peseremo nella politica globale. Altrimenti rischiamo di scivolare ai margini della politica globale»

 
(Fonte: La Stampa, 24 febbraio 2011)

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<![CDATA[Noi Italia 2012: istruzione e formazione in cifre ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Articoli.aspx?IDC=247213/02/2012L'edizione 2012 dell'indagine ISTAT Noi Italia presenta gli aspetti economici, sociali, demografici e ambientali che caratterizzano il nostro Paese e le differenze che distinguono le regioni. Inoltre, è analizzata la collocazione dell'Italia nel contesto europeo.

L'Italia, con 200 abitanti per km2, è uno dei paesi più densamente popolati dell'Unione Europea (la media UE è circa 114 abitanti per km2) e con il 12% degli oltre 500 milioni di abitanti dell'UE è il quarto paese per dimensione demografica. Dopo anni di stagnazione, dal 2001 la popolazione ha ricominciato debolmente a crescere, sia per effetto delle nascite che dell'immigrazione. Forte lo squilibrio generazionale: 144,5 anziani ogni 100 giovani (in Europa, solo in Germania l'indice di vecchiaia è superiore).

In Italia si spende per istruzione e formazione il 4,8% del Pil (2009), un valore decisamente inferiore a quello dell'UE (5,6%). Circa il 45% della popolazione tra 25 e 64 anni ha la licenza media come titolo di studio più elevato, mentre la media UE è 27,3% (2010). Sensibilmente più alta rispetto alla media UE (14,1%) è la quota di giovani di 18-24 anni che ha abbandonato gli studi senza conseguire il titolo di scuola media superiore. Il 19,8% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente): nel periodo 2004-2010 si è registrato un incremento (+4,2%), ma si è ancora molto lontano dall'obiettivo del 40% fissato dalla "Strategia Europa 2020". I laureati in discipline tecnico-scientifiche sono ancora troppo pochi (12,2 ogni mille abitanti in età 20-29), e comunque inferiori alla media europea (14,3). Tuttavia, le disparità di genere in Italia sono meno accentuate che in altri paesi UE.

I dati più preoccupanti sono quelli relativi al gruppo 15-29 anni: più di due milioni di essi (22,1%, a fronte di una media europea del 15,3) non lavorano, non studiano e non sono impegnati in un percorso di formazione. I cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) rappresentano un triste primato italiano: siamo secondi solo alla Bulgaria. Francia, Regno Unito e Germania sono fermi a valori assai più contenuti: i primi due al 14,6 % e la seconda al 10,7. Inoltre, la situazione è sbilanciata a sfavore delle donne che raggiungono il 24,9% a fronte del pur "ragguardevole" 19,3 degli uomini.

Il problema del lavoro assume toni sempre più drammatici: tra il 2009 e il 2010 la disoccupazione di lungo periodo - ovvero chi rimane senza lavoro per più di un anno - è aumentata di oltre quattro punti, raggiungendo il 48,5% dei disoccupati. La disoccupazione giovanile è arrivata al 27,8%. Il tasso di inattività della popolazione di 15-64 anni è al 37,8%, uno dei valori più alti in ambito europeo, che per le donne arriva addirittura al 48,9%. Gli occupati in età 55-64 anni sono pari al 36,6%: un dato che risulta in aumento rispetto al 2009, contrariamente a quanto avvenuto per l'occupazione nel suo complesso. Non bisogna poi sottovalutare il lavoro nero, che raggiunge quota 12,3%.

Alla spesa per ricerca è sviluppo è dedicato l'1,26% del Pil: un valore distante dai paesi europei più avanzati, ma non lontano dall'obiettivo fissato a livello nazionale per il 2020 (1,53%). Per quanto riguarda i brevetti, l'indice di intensità brevettuale è tra i più bassi in Europa. Il tasso d'imprenditorialità è poco inferiore al 32%, quindi la propensione all'imprenditorialità è elevata, ma l'Italia è in fondo alla classifica per dimensione media di impresa, ovvero un sistema che non consente grandi espansioni.

 

Isabella Ceccarini
(febbraio 2012)

 



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Noi Italia 2011: un nuovo strumento on line dell'Istat per studiare il nostro paese
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<![CDATA[Eurispes: la fiducia nella formazione non frena la propensione dei laureati a espatriare ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=247616/02/2012Il 24° Rapporto Italia 2012 (leggi la sintesi) festeggia quest'anno il trentesimo anniversario di EURISPES - Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali.

Il Rapporto fornisce l'immagine di un "Paese a corto di speranza e di ottimismo", soprattutto guardando ai giovani tra i 25 e i 34 anni, le classi "biologicamente" più proiettate verso il futuro. Quasi il 60% delle nuove leve tra i 18 e i 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni - largamente in possesso di titoli di studio elevati - appaiono disponibili ad intraprendere un progetto di vita all'estero, configurando un bacino di potenziali emigranti la cui fuga segnerebbe di fatto la perdita delle risorse umane più dinamiche e intraprendenti del Paese.

Le motivazioni principali alla base di un ipotetico trasferimento oltre i confini nazionali sono: le maggiori opportunità lavorative (22,9%); le opportunità più genericamente intese (14,1%); il minor costo della vita (11,8%); la ricerca di maggior sicurezza (6%); il clima culturale vivace (3,%). È risultata fortunatamente in crescita la fiducia nelle istituzioni formative (48,9%, cinque punti percentuali in più rispetto allo scorso anno), decisive per la preparazione dello stock di capitale umano ma, nonostante i significativi aumenti  registrati negli ultimi decenni in relazione alla percentuale di popolazione adulta con istruzione terziaria, con una quota inferiore al 15%, l'Italia resta ancora lontana dai valori raggiunti a tal proposito in più della metà dei Paesi OCSE (30% nel 2009) e ben più alti in Canada, Israele, Giappone, Nuova Zelanda, Russia e Stati Uniti. Dal Rapporto emerge che il livello di istruzione influisce anche in vari ambiti della vita quotidiana, a partire da una visione più positiva della terza età da parte dei laureati rispetto ai possessori di licenza elementare o media.

Interessanti i dati relativi all'utilizzo della tecnologia: il 21,1% dei laureati italiani consulta tutti i giorni i quotidiani online, il 44,7% usa il computer e il 31,6% Internet.

Nodo cruciale del Rapporto è il tema della produttività e delle ristrutturazioni: secondo Gian Maria Fara, Presidente di Eurispes, è necessario riscoprire "il  valore della programmazione e della progettazione" per stimolare l'alta formazione, la ricerca e l'innovazione. Peraltro i raffronti internazionali (Oecd Factbook 2011/12) in tema di brevetti, distanziano fortemente il nostro Paese dagli altri Paesi Ocse e soprattutto rispetto a Svizzera, Giappone, Svezia e Germania, considerati i più inventivi e lo stesso riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo (1,23% in Italia nel 2008 rispetto a media Ocse pari al 2,3%).

 

Luigi Moscarelli
(16 febbraio 2012)

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<![CDATA[Università e sviluppo regionale: il rapporto OCSE sulla Lombardia]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=247414/02/2012"Conoscenza e sviluppo", questo il titolo della conferenza annuale di Éupolis Lombardia, l'Istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione di Regione Lombardia, tenutasi il 31 gennaio a Milano.

Durante la conferenza è stato presentato il Rapporto OECD sulla Lombardia: fra il 2008 e il 2011 l'OECD ha svolto la seconda edizione della review 'Higher Education in Regional and City Development', che ha coinvolto 25 città e Regioni in 11 Paesi: per l'Italia è stata esaminata la Lombardia. L'obiettivo della ricerca è stato quello di analizzare gli effetti del sistema universitario e dell'alta formazione sullo sviluppo regionale: tra i risultati più significativi la collocazione della Lombardia al terzo posto tra le 25 migliori Regioni in Europa nel settore dei beni e servizi creativi e culturali (moda e design).

Dai numeri emerge un buon posizionamento della Regione: nei settori moda e design risultano occupate 195.848 persone, con un rapporto tra occupati nelle industrie creative rispetto al totale lavoratori pari a 1,28, dato tra i più elevati nelle Regioni europee prese in esame. Per ciò che concerne il settore dell'advertising, la Lombardia, con 30.020 occupati si colloca al secondo posto dopo Île de France.

Quanto al sistema universitario, il Rapporto sottolinea la concentrazione di atenei a Milano: in città ci sono 8 delle 15 università lombarde (185.697 universitari, pari al 90,7% del dato regionale), con 56 facoltà su 82 in Lombardia e 182 centri di ricerca su 292. Nel 2010 il sistema lombardo ha assorbito 35.300 laureati rispetto ai 32.500 del 2009 (con un incremento dell'8,4 %). La percentuale di laureati che in Lombardia lavora a distanza di 3 anni dal conseguimento del titolo di studio è dell'86%, ma scende al 70 % tra coloro che lavorano in modo continuativo. In miglioramento anche i numeri sul livello di istruzione degli immigrati in Lombardia, anche se non sono state ancora attuare politiche di sistema per attrarre i cosiddetti 'knowledge workers': nel 2009 il 45% risulta avere un titolo di scuola secondaria e il 14,2% un titolo superiore. Più problematico, invece, il tema del lifelong learning, con un invito rivolto soprattutto alle università a progettare modelli flessibili che consentano una più facile conciliazione studio-lavoro. In conclusione del Rapporto alcune raccomandazioni: la necessità di lavorare più e meglio sul trasferimento tecnologico fra ricerca, imprese e istituzioni e di ripensare in maniera sistemica alla formazione universitaria affinché sia sempre più orientata a dare una formazione in linea con le richieste di un'economia competitiva, globalizzata e centrata sulla conoscenza.

                                                                                                  

Simona Miano
(14 febbraio 2012)

 

 

Articoli correlati nel sito Universitas:

OCSE Factbook 2011/2012: le statistiche di cinquant'anni d'istruzione universitaria e mobilità studentesca

Svizzera: l'analisi del sistema educativo elvetico e i suggerimenti per migliorarlo in un recente studio dell'OCSE

10° Rapporto OCSE su Innovazione, Ricerca e Competitività

 

 

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<![CDATA[Raffaele Liberali è il nuovo Capo Dipartimento del MIUR per l’Università, l’AFAM e la Ricerca]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=247109/02/2012Raffaele Liberali è il nuovo Capo Dipartimento del Miur per l'Università, l'AFAM e la Ricerca e prende il posto lasciato vuoto dall'ex direttore generale Antonello Masia. Il Consiglio dei Ministri del 3 febbraio 2012 ha confermato le nomine proposte dal ministro Profumo.

Raffaele Liberali, al momento della nomina, era Direttore per l'Energia presso la Direzione Generale per la Ricerca e l'Innovazione della Commissione Europea ed è esperto di politiche europee. Nato a Roma e laureato in Ingegneria Meccanica, ha già collaborato con il ministro Profumo nel 2011 nella elaborazione del green paper sulla ricerca. Si vocifera che il Dipartimento guidato da Liberali potrebbe essere spostato dall'attuale sede di piazzale Kennedy nel palazzo di Viale Trastevere, per razionalizzare i costi e favorire risparmi economici.

Nello stesso giorno il Consiglio dei Ministri ha confermato la nomina del Capo Dipartimento del Miur per l'Istruzione, Lucrezia Stellacci, mentre Gianni Bocchieri sarà il nuovo direttore generale dell'INVALSI - Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.

 

Leggi il comunicato stampa del MIUR.

 

Danilo Gentilozzi
(9 febbraio 2012)

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<![CDATA[Convegno CUN: il futuro dell’istruzione superiore in Europa tra internazionalizzazione, qualità e ricerca]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=246807/02/2012Un'indagine sullo stato d'attuazione del movimento di riforme chiamato Processo di Bologna e una serie di proposte per lo sviluppo dello Spazio europeo dell'istruzione superiore. Questo è stato in sintesi l'obiettivo del convegno "Lo spazio europeo dell'istruzione superiore: analisi dell'attualità e proposte di sviluppo", organizzato dal CUN il 26 gennaio 2012 presso l'aula magna del CNR. Il convegno ha analizzato i tre livelli della formazione universitaria (Lauree, Lauree magistrali e Dottorato di Ricerca), fornendo dati e pareri sulla validità della ripartizione in tre cicli, introdotta per la prima volta nell'ordinamento italiano con il Decreto n. 509 del 1999: l'allora ministro dell'Istruzione era Luigi Berlinguer, uno degli organizzatori del convegno del Cun.

Molti gli ospiti importanti che hanno dato il loro contributo alla discussione. Doris Pack, Presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, ha evidenziato come le chiavi di sviluppo dello EHEA (European Higher Education Area) saranno la mobilità e, come conseguenza, il riconoscimento dei titoli di studio. Ha poi criticato la proposta del nuovo programma europeo "Erasmus for all", in quanto l'esperienza Erasmus attualmente non è proprio per tutti, ma solo per coloro che hanno la possibilità di pagarsi un soggiorno all'estero in quanto le borse di studio assegnate sono molto basse.

Stefano Fantoni e Luisa Ribolzi, presidente e membro del Consiglio direttivo dell'ANVUR, hanno espresso l'importanza di un sistema di valutazione corretto e attento alle esigenze della collettività. Mentre Ribolzi ha messo in luce l'imponente mole di lavoro di cui è caricata la nuova agenzia di valutazione, Fantoni ha espresso l'importanza di un sistema di accreditamento anche per i corsi di dottorato. "Il dottore di ricerca, esponente della futura classe dirigente del paese, deve acquisire varie skill, tra le quali la più importante è il problem solving, e deve pertanto essere seguito da un tutor competente, possibilmente un ricercatore di valore", questo in sintesi il discorso del presidente ANVUR.

Tra gli altri relatori anche Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea; Maria Kelo, Senior Officer dell'ACA; Laura Mengoni, responsabile dell'Area Formazione Scuola, Università e Ricerca di Assolombarda. Presente anche Mattia Sogaro, presidente del CNSU e Marco Mancini (nella foto), presidente della CRUI.

Tre sono state le proposte di sviluppo analizzate dai relatori: fare di tutto per aumentare l'occupazione dei giovani laureati del primo ciclo di studi, anche mediante tirocini, stage, esperienze di lavoro all'estero; aumentare ancora di più il numero dei laureati senza tralasciare la qualità del percorso di studi, e dare maggior risalto al finanziamento per la ricerca; appianare le divergenze fra il mondo accademico e il mondo delle imprese, in una necessaria osmosi tra la formazione tecnico-scientifica e umana dell'uno e le capacità produttive dell'altro. Per questo secondo aspetto, un ruolo cruciale avrà la nuova figura del dottorato di ricerca in azienda: dare la possibilità ai propri dipendenti di poter svolgere un dottorato per il "bene" dell'azienda, anche all'estero se necessario.

 

Danilo Gentilozzi
(7 febbraio 2012)
 

 

Scarica gli interventi sulla pagina web del Cun dedicata al convegno.

 

Quaderno Universitas n. 25

Lo spazio europeo dell'istruzione superiore.
Dieci anni dal Processo di Bologna.

a cura di Carlo Finocchietti, Daniela Giacobazzi, Pier Giovanni Palla (marzo 2010).

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<![CDATA[Euca ed Erasmus for all: investire di più nel capitale umano ]]>http://www.rivistauniversitas.it/Contenuti.aspx?IDC=246606/02/2012Uno degli obiettivi di Erasmus for All, il nuovo programma comunitario per il periodo 2014-2020, è aumentare gli investimenti in capitale umano. Il programma, infatti, si basa sulla premessa che investire in istruzione e formazione sia la chiave per potenziare lo sviluppo personale acquisire nuove competenze e accrescere le prospettive di lavoro. L'EUCA (European University College Association) ha presentato una propria proposta per il nuovo programma, secondo la quale è prioritario stimolare gli studenti a perseguire l'eccellenza, accademica e personale, e aumentare il peso della valutazione dei risultati nell'assegnazione dei fondi.

Come ha dichiarato Fabio Monti, segretario generale EUCA, «l'Unione Europea dovrebbe riservare e assegnare una parte dei fondi di learning mobility del nuovo programma alle migliori proposte progettuali di mobilità di qualità che la società civile è in grado di esprimere. Per questo i Collegi Universitari di Merito, riuniti nella nostra Rete, si stanno già impegnando per la costruzione di E-QUA, un Erasmus di qualità che combina mobilità ed eccellenza nella formazione superiore, formale e informale».

I Collegi (che in Italia afferiscono alla CCU, Conferenza dei Collegi Universitari di Merito) hanno una consolidata esperienza nella formazione dei giovani universitari, studenti Erasmus compresi, che si concretizza in programmi educativi personalizzati, complementari al percorso accademico e costituiti da lezioni addizionali, convegni, coaching, tutoraggio e attività di volontariato. L'obiettivo di E-QUA è mettere a frutto in tutta Europa questo know-how che già oggi garantisce ai collegiali un'efficace transizione verso il mercato del lavoro. Anche gli studenti Erasmus, vivendo in un Collegio, potrebbero calarsi appieno nella cultura del paese ospitante, rafforzando così lo spirito di cittadinanza europea attiva tanto necessario per il futuro dell'Unione.

 

Isabella Ceccarini
(6 febbraio 2012)

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