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Algeria e Marocco: dalle proteste nascono le nuove riforme universitarie
Mediterraneo
 


L'eco delle sommosse che hanno rovesciato i regimi autocratici in Tunisia ed Egitto e spinto la Libia al conflitto è giunto forte in due paesi del Nord Africa, Algeria e Marocco, che hanno fronteggiato il malcontento lanciando nuovi piani per sviluppare l'innovazione, l'istruzione superiore e i programmi di occupazione per i laureati.

Il governo marocchino ha lanciato un piano da 63,4 milioni di dollari per sostenere l'innovazione e promuovere le partnership tra università e imprese. Il piano prevede la riforma della struttura legale della ricerca scientifica attraverso la creazione di quattro "città dell'innovazione" (a Fez, Marrakech e Rabat entro il 2011, mentre una quarta verrà costruita a Casablanca nel 2012), e un sostegno finanziario per promuovere un'economia basata sull'innovazione dall'alto valore aggiunto. I finanziamenti verranno così ripartiti: 6,2 milioni di dollari andranno ai giovani ricercatori, con borse di studio del valore di 125 mila dollari circa per ogni progetto di ricerca, da rimborsare nel giro di 4 anni se il progetto avrà successo; 49,7 milioni verranno concessi alle compagnie marocchine in collaborazione con le università e i centri di ricerca, con borse di studio fino a 500,000 dollari per i progetti concentrati sulla ricerca e lo sviluppo; 7,5 milioni, infine, serviranno a sostenere la formazione di consorzi che raggruppano le compagnie specializzate nei programmi R&S.

Per ciò che concerne l'occupazione, è stato annunciato lo scorso due marzo la decisione del Marocco di offrire nell'immediato un impiego statale a 4.304 laureati. Pur trattandosi di una soluzione temporanea, la misura è stata elogiata da varie parti in quanto servirà ad aumentare il tasso di occupazione. Gli esperti, tuttavia, ne evidenziano la natura transitoria, che non aiuterà a risolvere l'annoso problema della disoccupazione. La Confederazione generale delle imprese del Marocco (CGEM) ha proposto alcune misure, quali l'accelerazione delle riforme dei contratti speciali di formazione, lo sviluppo degli apprendistati e di un rapporto più stretto tra imprese ed università, coinvolgendo le imprese nell'orientamento della carriera degli studenti, e una speciale formazione per i laureati in quelle materie che offrono esigui sbocchi lavorativi.

Il governo algerino, dal canto suo, in un'ottica di miglioramento delle condizioni lavorative e di vita degli scienziati, ha dato vita ad un piano per fronteggiare diversi problemi sociali quali la mancanza di laboratori, le basse remunerazioni e la burocrazia. La conseguente fuga di cervelli all'estero ha sottratto al paese più di 40 mila scienziati, secondo le cifre nazionali. Basti pensare che mentre la Tunisia vanta 2.200 specialisti per milione di persone, l'Algeria ne ha solo 600, per un totale di 22 mila ricercatori, circa la metà della media mondiale. Il piano prevede l'aumento del numero di unità e centri di ricerca in Algeria e la costruzione di 300 nuovi laboratori entro il 2012 nonché la formazione per 60 mila lettori entro il 2020.

Si susseguono numerose anche le proteste, i sit-in e boicottaggi degli studenti. Chiedono, tra le altre cose, dei cambiamenti al sistema d'istruzione superiore, la riforma del sistema di qualificazione e della qualità dell'insegnamento.

 

Elena Cersosimo

(Fonte http://www.universityworldnews.com/article.php?story=20110313093326266)

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