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Decreto Gelmini. Primi interventi per la riforma dell'università
Antonello Masia, Direttore generale per l'Università del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
 


Via libera dal Parlamento alla riforma dell’Università voluta dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini. Obiettivo: elevare il trend qualitativo del sistema universitario italiano. Tante le novità previste dal Decreto legge 10 novembre 2008 n. 180, Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca, convertito nella legge 9 gennaio 2009 n. 1  1: scatti stipendiali dei docenti non più automatici, ma legati al merito; creazione di un’anagrafe dei professori e delle attività didattiche svolte; obbligo per i rettori di divulgare i risultati della ricerca; interventi diretti per favorire il rientro dei cervelli in Italia; nuovo impulso al diritto allo studio e all’edilizia residenziale universitaria.
Il provvedimento approvato dalla Camera recepisce integralmente il testo congedato il 28 novembre 2008 dal Senato dopo il parere positivo della Commissione Istruzione. Durante il passaggio a Palazzo Madama sono state inserite alcune importanti novità rispetto al testo congedato dal Consiglio dei ministri il 6 novembre: gli emendamenti proposti dal relatore al testo Giuseppe Valditara sono volti, in particolare, a migliorare le modalità di reclutamento dei professori e a penalizzare i docenti che non producono ricerca. Obbligano inoltre le Università a rendere più trasparente l’utilizzo delle risorse. Altra novità riguarda la proroga fino al 31 gennaio dei termini per la partecipazione alle procedure di reclutamento dei docenti. Le commissioni valutative saranno composte con regole nuove, preordinate a garantire merito, efficienza e trasparenza. A regime è prevista altresì l’esclusione di coloro che non pubblicano da tre anni, che non solo avranno un alleggerimento della busta paga dovuto al dimezzamento degli scatti biennali, ma verranno esclusi dai bandi Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale) e non entreranno a far parte delle commissioni2.
La possibilità della riapertura dei termini dei concorsi da ordinario, associato e ricercatore e la revisione delle procedure di composizione delle commissioni costituiscono due capisaldi della legge. La proroga dei bandi della prima e seconda sessione 2008 fino al 31 gennaio 2009, proposta dal Pd e riformulata dal senatore Giuseppe Valditara, mira a scongiurare il rischio di ricorsi da parte di coloro che non hanno presentato nei tempi prescritti la domanda di partecipazione a concorsi, di cui sono state cambiate in fieri le regole per la composizione delle commissioni giudicatrici. Tutti i concorsi già banditi si svolgeranno con le nuove norme, mentre i bandi che già rispondono ai nuovi dettami normativi non saranno sottoposti a revisione3. Per entrare a far parte, infine, delle Commissioni di valutazione comparativa per posti di docenza di I e II fascia e di ricercatore occorrerà, in futuro, rispettare requisiti di produttività scientifica stabiliti dal Consiglio universitario nazionale (Cun)4.
La composizione delle commissioni
Novità significative, dunque, per le procedure di composizione delle commissioni. Per ogni concorso verranno eletti dodici docenti, il triplo di quelli necessari: al loro interno saranno sorteggiati i quattro che comporranno la commissione, di cui farà parte anche un membro interno5. I concorsi banditi sono circa 1.850, per un totale di 3.700 idoneità da professore e 320 posti da ricercatore. Alcuni correttivi sono stati inseriti nella fase di passaggio in Commissione Istruzione del Senato, per evitare ostacoli derivanti dalla frammentazione dei 370 settori disciplinari, molti dei quali non hanno un numero<
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