• Studenti di successo
  • Da Expo 2015 a Human Technopole
  • Dossier sul Diritto allo studio
  • Proteste negli atenei turchi
  • Camerino, il futuro non crolla
  • I laureati per una società migliore
NOTIZIE DALL'ITALIA
31/12/2016
Università: approvato il nuovo decreto “Ava” che istituisce le lauree professionali
01/12/2016
ITWIIN 2016 premia l'invenzione e l'innovazione femminili
30/11/2016
Rapporto Svimez 2016: un MIT del Mezzogiorno per contrastare l’impoverimento culturale del Sud Italia
15/11/2016
Le potenzialità dell’e-learning e le sfide per la modernizzazione delle università europee
14/11/2016
Università: le riserve del Consiglio di Stato sulle cattedre Natta
20/10/2016
Riparte a Bologna il Master in Editoria voluto da Umberto Eco
Leggi tutte le notizie dall'Italia
NOTIZIE DALL'ESTERO
13/12/2016
Unione europea: nuove iniziative lanciate dalla Commissione contro la disoccupazione giovanile
12/12/2016
Unione europea: nominato il comitato di alto livello per la scienza e la tecnologia
16/11/2016
Francia: in aumento le iscrizioni nelle cinque università cattoliche
14/11/2016
Call Erasmus+ per il 2017: bilancio totale di oltre due miliardi di euro
27/10/2016
America Latina: verso uno spazio dell’istruzione superiore ibero-americano
26/10/2016
Russia: freno allo sviluppo del sistema universitario, sospeso il Progetto 5-100
Leggi tutte le notizie dall'estero
Cimea
Cimea
Sito 
segnalato da Freeonline.it
L'Africa non è senza speranze
Martyn Drakard
 


Poche persone vengono qui, anche se è a poche ore dall’Europa, scrive Richard Dowden, ex-redattore dall’Africa di “The Economist”, nel suo libro Africa: Altered States, Ordinary Miracles. I visitatori sono turisti, organizzati o con lo zaino in spalla, volontari, amministratori delegati di multinazionali e funzionari internazionali. Di rado restano a lungo. Quando lo fanno, però, spesso rimangono stupiti dal benvenuto dell’Africa, estasiati piuttosto che spaventati, perché la gente è amichevole, gentile e infinitamente educata. Posseggono, infatti, una naturale disposizione al savoir faire, ti guardano negli occhi e si identificano, condividono e accettano dagli altri senza alcun imbarazzo.
L’Africa è grande e incredibilmente bella. Gli stranieri qui perdono le inibizioni e si sentono maggiormente se stessi. I tratti essenziali dell’esistenza – luce, acqua, cibo, nascita, famiglia e morte – sono più immediati e intensi. I visitatori realizzano d’improvviso cos’è la vita: la ricchezza dell’umanità, delle altre persone. Allo scenario positivo fa da contrappeso l’inferno della povertà, la fame, le malattie, la guerra, la corruzione e il caos in paesi come lo Zimbabwe, la Somalia e il Darfur. «L’Africa non può mettere insieme i pezzi» borbottano i lettori di giornali a Londra e a New York.
Tuttavia, come Dowden ironicamente sottolinea, sta nell’interesse dei media, delle organizzazioni umanitarie e dei produttori di armi tenere l’Africa in questo stato di arretratezza. «Il problema dei media è che, trattando di guerre e disastri, ci restituiscono soltanto quell’immagine del Continente» sostiene il giornalista «le continue scene di bambini che muoiono di fame e di uomini con la pistola si sono affastellate nella narrazione dell’Africa». Non mancano le accuse alle organizzazioni che, «per quanto buone possano essere state le loro motivazioni, hanno fatto la loro parte nel dar vita all’unica, angosciante immagine del paese». Un giornalista nigeriano ribadisce: «Sì, la Nigeria è caos. Ma il caos viene creato dal governo. È ciò che gli consente di restare al potere». Ed è così per la maggior parte del Continente.
Dowden si recò per la prima volta in Africa subito dopo l’ascesa al potere di Idi Amin, nel 1971, arrivando nella rurale Uganda in veste di insegnante di scuola superiore. Le aspettative erano ancora alte, le istituzioni funzionavano e la qualità della vita stava migliorando. Ma poi l’Africa divenne terreno di scontro di due super poteri. «Le cose andarono in pezzi» e l’Occidente, dimenticando il proprio passato sanguinoso, diventò improvvisamente critico o, come nel caso del Rwanda nel 1994 e le conseguenti ripercussioni nelle foreste del Congo, si girò dall’altra parte.
Ciò nonostante, Dowden insiste nel sostenere che c’è ancora speranza per l’Africa. L’Angola, ad esempio, è stata depredata per secoli, in primis per i propri schiavi – oggigiorno fornisce schiavi per il commercio trans-atlantico più di qualsiasi altro paese – poi per la ricchezza di minerali. Le compagnie occidentali estraevano il petrolio sebbene l’Unione Sovietica governasse con un governo fantoccio. Il paese è passato attraverso anni di guerra civile e attualmente è uno dei più corrotti nel mondo. Chi dovrebbe prendersene la colpa? Gli africani, i paesi sviluppati o entrambi?
La musica moderna, continua con toni più pacati, è un regalo dell’Africa al mondo: il rock, il jazz, il reggae e il soul hanno le proprie radici qui. La musica a
Idee di Università
Universitas Reviews
Iscriviti alla newsletter
QUADERNI
27. Lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore. Verso il 2020
Cimea
Universitas per iPhone e iPad
In merito al talento
Tag
Più valore al futuro
 
 
 
Viale XXI Aprile 36, 00162 Roma - universitas@fondazionerui.it - rivistauniversitas.it
CODICE ISSN: 2283-9119

Web Consulting: ATG Creative